La T non sta per “Tresca”Qualche tempo fa, in uno degli innumerevoli viaggi in treno della giornata, sono stata costretta a leggere anche l'ultima pagina di uno dei libri più belli che io abbia mai letto: “L'amore ai tempi del colera” di Gabriel Garcia Marquez. A quella pagina, l’ultima, proprio non ci volevo arrivare. Il libro è talmente splendido che finirlo, temevo, mi avrebbe provocato un mezzo shock. Persa tra alcune delle pagine più poetiche della letteratura di tutti i tempi, mi ero quasi convinta che l’amore, quello vero, fosse proprio quello descritto. Quello di un uomo che per cinquantun anni, nove mesi e quattro giorni mantiene intatto, nonostante la realtà (dei fatti), il suo amore per una donna che, dopo un brevissimo e sciatto interessamento, non lo degna più neanche di uno sguardo che sia uno. E non per cattiveria. Per lei, lui semplicemente non esiste. Ora, tanto per non addentrarci nell’aspetto più meravigliosamente fantascientifico del romanzo (c’è il lieto fine, ma non ve lo racconto), il paragone con “L’amore ai tempi della TAV” (dove TAV sta per “Treno Alta Velocità” e non come ha detto il mio amico Mimmo G. “Tresca ad Alta Velocità”) sorge spontaneo. Ebbene, per chi “vive” di “alta velocità”, l’amore è soprattutto “dormire insieme”. Nel senso letterale del termine, si intende. Tra i tanti con cui ci si incrocia una-due volte al giorno, alla fine infatti si “dorme” sempre con gli stessi (anche in 8). O, almeno, uno “ci prova”. A dormire. Perché mica è facile “appartarsi”. Hai voglia a prendere i primi due posti singoli in carrozza 12 o in carrozza 6 (per chi viaggia in seconda). Non si riesce a schiacciare un pisolino manco coi tappi nelle orecchie. Eppure, intorno la gente non è che sbraiti col megafono: c’è chi si spara l’Ipod a palla certo (sto Marco Carta l’aggia acccirere "lo devo uccidere"), chi decide di raccontare barzellette alle 6 di mattina (qualcuno le capisce?), chi litiga inutilmente sulla politica (ma non è meglio farsi un sudoku?), chi gioca a carte (burraco con la pala) e chi addirittura sferruzza (fa la cazetta per intenderci). Ebbene, tutte attività che non possono essere definite poi così rumorose. Ma allora perché è così difficile “dormire” con il proprio “compagno” (di viaggio)? Perché il 6.54, il 7.16, il 7.54, il 16.44, il 17.00, il 17.44, ma soprattutto il 18.25 non sono treni, sono paesi. Paesini. Paeselli. Frazioni di contrade “trenitaliane”. E se “dormi”con qualcuno, molto probabilmente non è che “ci dormi e basta”. … Tra i due è nato un amore… Ebbene signore e signori, questo è “L’amore ai tempi della TAV”. Con qualche apprezzabile eccezione. Ordunque, meglio “TAV” o “Colera”? Ma non disperiamo va: se lo sciopero degli addetti alla pulizia dei convogli dura ancora qualche giorno, la T di TAV starà per Tifo (Tifo ad Alta Velocità). Grazie Trenitalia.
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