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Volevo scriverlo oggi, un bell’editorIole, oggi che compio giusto un anno di pendolarismo, ma proprio non ci riesco. È che vorrei scherzare, far e un po’ ridere come al solito, prendere in giro qualcuno dei miei colleghi pendolanti, ma non ci riesco. È che non si può far finta che tutto vada bene, perché non va bene per niente. È che io, come molti di voi, pendolo sull’Alta Velocità e, ammettiamolo, siamo dei privilegiati. Certo ci costa 300 euro al mese, in media un quarto di stipendio, ma il massimo che ci può accadere è arrivare a destinazione con 4, 5 ore di ritardo su una tratta di un’ora e venti. Magari all’in piedi certo, se viaggiamo di lunedì mattina o di venerdì primo pomeriggio. In un’alta velocità può non funzionare l’aria condizionata, o funzionare talmente tanto (male) da farti prendere una bronchite. Un’alta velocità può avere le toilette impresentabili, chiuse, insufficienti. In un’alta velocità puoi trovare capitreno non comprensivi, scorbutici e diciamocelo… ridicoli… ma ci si imbatte anche in personale gentile e affabile, a cui puoi spiegare che non volevi fare il furbo, ma l’abbonamento l’hai veramente dimenticato a casa, nella tasca della giacca che indossavi ieri… “Sa?”, gli spieghi, “la mattina mi sveglio tutti i giorni all’alba e non torno a casa fino alle 22.00 se mi va bene, certe mattine dimentico a casa le sigarette, l’altro giorno mi so’ scordato pure il cellulare e stamattina, lo so che è imperdonabile, è toccato all’abbonamento. In fondo è un pezzo di carta, può succedere…”. Sull’alta velocità puoi trovare una ciofeca di caffè e una schifezza di menù speciale, ma alla fine se hai bisogno di un bicchier d’acqua per prenderti un’aspirina, nessuno te lo nega. Manco quello che il giorno prima ti ha gentilmente invitato ad accomodarti fuori dalla carrozza ristorante e che tu hai mandato pure a quel paese. Insomma, chi viaggia in Alta velocità, se la cavicchia bene. I problemi veri ce li hanno quelli che, vuoi per questione di reddito, vuoi per principio (un mio amico mi dice sempre “Io 300 euro a Trenitalia non glieli do, né ora, né mai", vuoi perché la tua destinazione non è una delle grandi città “final destination” dell’Alta Velocità, ogni mattina e ogni sera sono costretti a prendere quello scatafascio dei treni regionali, InterCity, Plus e non. Per quelli sì che il viaggio diventa un inferno. Anche perché, come ha dimostrato la tragedia di Viareggio ieri, a quei treni che non sono Frecce, nessuno pensa più. Sono arrugginiti, sporchi, decrepiti, rotti per default. Se per una volta camminano senza intoppi è perché è successo qualcosa, per un’anomalia. Sono delle carrette. Le diligenze del far west erano più decorose. I primi treni a vapore salvavano almeno la faccia. Questi che viaggiano oggi fanno schifo solo a vederli. Di uno schifo che fa ribrezzo solo a salirci un attimo per salutare un amico e scendere. Sono di uno schifo funzionale, attenzione. Prima o poi la gente sarà costretta a rinunciarci, insomma, alla bassa velocità. Meglio spenderli i 42 euro per andare da Roma a Napoli, anziché risparmiare e rischiare di beccarsi l’epatite. Perché signori, le condizioni igieniche di questi treni dimenticati da Dio, sono al limite. Tanto per chiudere questa specie di EditorIole che ho la fortuna di firmare, vi riporto ciò che hanno scritto in una nota i ferrovieri (che come e più dei passeggeri sulle carrette di cui sopra, rischiano la vita) riguardo all’incidente di ieri a Viareggio: "il trasporto ferroviario è un servizio complesso in cui anche il più piccolo incidente o guasto, può determinare immani tragedie e come tale va analizzato e preso, sempre, nella massima considerazione. Rinnoviamo la più ferma critica al gruppo dirigente delle Ferrovie che ha dirottato risorse e tecnologia sul servizio 'luccicante' dell’ alta velocità, lasciando che il resto del servizio ferroviario, in particolare merci e pendolari, deperisse sia in termini di qualità che di sicurezza”. Superfluo aggiungere altro. Ah sì, una comunicazione di servizio: il nostro Presidente è in ferie, tutto il mese di luglio. Mi serviva dirlo o non giustificavo il titolo. L’unica cosa che forse di tutto il pezzo fa almeno sorridere.
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