Si sa, i ritmi frenetici del terzo millennio impongono spostamenti sempre più rapidi. Nauseati proprio dal tempo che si spreca per gli spostamenti: tempo morto, inutile, superfluo e speso inutilmente.
Il tempo non speso per gli spostamenti è tempo perso. Si corre. Si esce di casa la mattina e si ha già fretta. Spesso il tran tran quotidiano condiziona pesantemente anche il nostro sonno, consumato di corsa e violentato spesso da sogni che ci vedono centometristi in corsa.
“Presto che devo andare a dormire ché domani devo alzarmi presto perché ho un impegno di lavoro che mi porterà via tutta la mattinata” e così, condizionati dalla corsa dell’indomani, consumiamo di fretta anche quelle poche ore rimaste della giornata dedicate al riposo.
Il pranzo non esiste praticamente più, prima inglesizzato a “lunch” poi decurtato a “brunch”, ibrida cerimonia alimentare a metà tra una breackfast, che letteralmente significa proprio pausa rapida, e il lunch, comunemente tradotto come pranzo ma non più digerito come tale.









