Mi sento diverso
Io mi sento diverso. Mi sento diverso perché so, o meglio, penso di non poter pretendere di viaggiare in TAV. Mi sento diverso da chi invece, ritiene la TAV un diritto perché una innovazione è di tutti, soprattutto quelle innovazioni rese possibili grazie ai miei soldi, ai nostri soldi.
Ma io mi sento diverso perché voglio viaggiare in TAV ma non a tutti i costi. Non ci voglio viaggiare perché 356 euro al mese per questo tipo di abbonamento sono già estremamente troppi anche se ci siamo spalmati addosso questa cifra come nutella su una fetta di pane. Ormai il prezzo al di sopra del quale non andare è 356 euro. Mi sento diverso perché io lotto perché questo è un prezzo troppo alto da pagare. Perché io lotto immedesimandomi in chi non ha sopportato gradualmente l’ingrossarsi della supposta che oggi ancora costa 356 euro e ha scelto di viaggiare in Itercity.
Mi sento diverso perché so che se il prezzo continua a salire, diventerò uguale a loro, uno sfigato di terza classe. Già. Perché per noi pendolari d’elite, quelli della TAV, i pendolari di Intercity sono sfigati di terza classe, abbandonati alle loro scelte e alle loro tasche e peggio per loro se il treno è sudicio, maleodorante “treno bestiame” perché trasporta bestie, “che fa ritardo un giorno si e l’altro pure” ma non sono affari miei, io pendolo in TAV.
“gli Intercity lasciamoli stare” loro e chi li frequenta, “e combattiamo per agevolazioni sull’AV che senza ipocrisia è l’unica cosa che ci permette di pendolare” e chi pendola sugli Intercity, non pendola: pascola!
Ecco, io mi sento diverso perché vorrei lottare per ottenere prima di tutto un servizio adeguato alla spesa sostenuta e poi per cercare di rendere questa spesa sostenibile per le finanze di un cittadino medio.
Noi un’arma potentissima dalla nostra parte ce l’abbiamo: l’inefficienza e il sudiciume degli Intercity ma non riusciamo a sfruttarla perché non vogliamo sentir parlare di Intercity.
Non vogliamo sforzarci di arrivare un solo giorno in stazione alle 6 di mattina per riempire un treno e renderlo impraticabile. Noi siamo comodi. Alle 6 di mattina vogliamo sentire la sveglia che suona non il fischio del capotreno.
Non sappiamo una cosa però. Trenitalia gestisce due tipi di contratto: contratto di servizi e contratto commerciale. Il primo obbliga Trenitalia a fornire dei servizi che soddisfano la clientela che sceglie di utilizzare tali servizi. Il secondo, concede a Trenitalia la facoltà di fare ciò che vuole con le tariffe. Tutti i treni al di sotto della TAV (esclusa la TAV), fanno parte del contratto di servizi, la TAV dell’altro tipo di contratto.
Mi sento diverso perché non ho la pigrizia intellettuale di pensare che Trenitalia è obbligata per contratto a soddisfare la clientela che utilizza il servizio pubblico: l’Intercity e soltanto costringendola a soddisfare queste esigenze posso avere qualche chance di viaggiare in TAV.
Il treno Intercity, il più capiente, può dare riposo a meno di 700 persone. Il treno Intercity delle 05.55 della mattina, parte da Napoli già ben fornito di passeggeri. Immaginate se 1000 abbonati TAV accedessero a quel treno. Pensate sia facile risolvere un impasse del genere? Non lo è per niente. Pensate che la cosa si risolva facilmente inserendo un altro intercity? No, non si risolve affatto. Non c’è soluzione. L’intercity è una nostra risorsa e noi continuiamo ad infischiarcene.
100 abbonati TAV che salgono su quell’Intercity, tengono in scacco Trenitalia.
Ci si andrebbe a sedere ad un tavolo con qualche asso nella manica, tenendo sotto scacco Trenitalia con la minaccia di bloccare la stazione di Napoli centrale. Un solo Intercity è incapace di contenerci tutti. Esposti alla polizia, disagi per tutti i pendolari e passeggeri in transito da Napoli Centrale, risonanza mediatica. Tutto dalla nostra parte. Continuando a protestare per il blocco delle tariffe TAV, siamo solo pendolari capricciosi che vogliono il giocattolino nuovo al prezzo economico perché nessuno davvero sa che il ricatto perpetrato da Trenitalia è quello di costringerci alla TAV abbandonando i servizi di categoria inferiore.
Ebbene, io mi sento diverso perché io non voglio la TAV, voglio però un servizio decente, che impieghi meno tempo di quanto, lo stesso servizio, impiegava 5 anni fa.
Mi sento diverso perché l’aumento ci sarà, forse passerò anch’io all’Intercity, le proteste continueranno fino a una settimana dopo l’aumento e poi tornerà tutto come prima, con la nutella spalmata sulla fetta di pane e la supposta ingrossata un pochino… tanto, piano piano… non fa poi tanto male.


Caro Antonio sono perfettamente d’accordo con tutto ciò che scrivi e anche con quello che non scrivi…
effettivamente è nel fare “italiano” che noi tutti stiamo trascendendo, tanto “ke fa’, pacienza, tiro la cinta su altre cose”, invece che organizzarci per bene, tanto nè la Regione nè le altre Istituzioni hanno intenzione di venirci incontro e di perorare la nostra causa.
L’unica vera soluzione che vedo fattibile sarebbe quella di abbonarci tutti con IC e creare disordini pacifici, riempiendo quell’unico, misero treno che parte alle 05:55.
quoto ovviamente
ne avevo parlato qui:
http://marioplanino.blogspot.com/2011/09/se-i-treni-non-fanno-welfare.html
e sei nel mio blogroll da un bel po’ di tempo…