A fare gli struzzi ci si rimette il culo

Nun ce mett nient a fart piezz piezz

Me ne andavo una mattina a lavorare.
Presi il treno che stava per partire.
Di persone in treno ce n’eran proprio tante
e decidemmo di sederci al ristorante.

Tira e molla molla e tira tira e molla
anche li pian piano si riempì di folla.
Tutti i tipi di persone eran gli astanti,
facce serie, belle, brutte e delinquenti.

Tutti intenti a consumarsi quell’oretta,
a parlar del più e del meno senza fretta,
fino a quando come al solito succede
da lontano il capotreno s’intravede.

Deve fare il suo lavoro nonostante,
controllar biglietti anche al ristorante.
“Favorisca per favore il suo biglietto”
“abbonato” gli rispondo con rispetto.

Fino a quando arriva innanzi a un tipo strano
come al solito, pinzetta nella mano,
“Gentilmente”, chiede il bigliettaio saggio
“me lo mostra il suo titolo di viaggio?”

“Nunn ‘o teng” burbero fa rima il viaggiatore
Non ce l’ho – tradotto all’italico lettore.
Un po’ sorpreso ma di certo abituato,
gli risponde il capotreno imbarazzato

In quei casi non si può fare altrimenti,
il capotreno deve chieder documenti.
“mi perdoni, ma non può viaggiare senza”
“vavatten ca sinnò perdo ‘a pacienza”.

“Si nun te ne vai da qua pe’ te so’ cazz
nun ce mett nient a fart piezz piezz”.
Istantanea la risposta del furfante
fa girare tutta quanta l’altra gente

Quella faccia dentro al treno non ha pari,
faccia nota ormai a tutti i pendolari
ma di questa gente in treno ce n’è tanti,
son vigliacchi e fanno pure i prepotenti.

Viaggian gratis e minacciano chiunque,
capitreno, polizia, gente qualunque.
Anche questo, amici, è il prezzo da pagare,
sopportare questo brutto malaffare.

Anche se ogni tanto scoppia un po’ di rabbia
forse è meglio tener testa nella sabbia,
di problemi ognuno gia ne tiene tanti
non è il caso di mischiarsi coi furfanti.

Questo ed altro ci tocca sopportare,
non è certo cosa nuova da narrare
e pagare per andare a lavorare
è la storia solita del pendolare.

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