C’era una volta un treno
Ogni tanto mi tornano alla mente cose del passato che il futuro non ci ridarà più. Quelle cose che quando le hai non le apprezzi ma quando poi ti mancano ti accorgi del vero valore che avevano. Tante cose apparentemente uguali ma tutte uniche nella loro uniformità. Una di queste cose è la ormai famosa “carrozza 12″.
C’era una volta un treno, sbuffante vigoroso che tagliava in due il suo percorso come una lama il burro.
Un locomotore, Freccia, potente e prepotente. Tirava i suoi 12 figli e sua moglie, che riposava nel viaggio d’andata per essere altrettanto impetuosa quando, nel viaggio di ritorno, a tirare sarebbe toccato a lei.
12 carrozze piene di eccitati viaggiatori, pronti a raccontare l’esperienza della freccia. Per poter dire un giorno: io c’ero.
Era bellissimo quel treno. Era una freccia. Le 12 carrozze passeggeri comode e lussuose, il più delle volte non davano il tempo di provare l’ebrezza della sua velocità e avvolgendo i fortunati viaggiatori col calore che solo lui sapeva dare, li conduceva più velocemente in un sonno sereno fino all’arrivo.
Era così bello Freccia e la gente pagava più del dovuto per fare un giro con lui.
Aveva un padrone freccia. Divenuto suo padrone dopo anni e anni in cui lo aveva accudito, curato e guidato nei lunghi viaggi.
L’avidità fece del suo amico padrone il suo aguzzino. Lo spezzò in due per fare più corse e quindi più soldi, rendendo il viaggio un vero inferno per quelli che pagavano oro un giro su Freccia. Le persone si ritrovarono ammassate l’una sull’altra viste le ridotte dimensioni. Freccia era costretto a turni estenuanti che lo rattristavano e lo indebolivano sempre più. Nemmeno un giorno di riposo. Troppo spesso ormai si ammalava e accadeva anche durante il viaggio ma il suo padrone, psicotico con manie di onnipotenza, il cui unico scopo ormai era il denaro, se ne infischiava del suo stato di salute e delle condizioni in cui erano costretti i viaggiatori.
Freccia era triste per essere stato separato dalla sua famiglia.
Sua moglie e metà dei suoi figli gli erano stati portati via senza motivo.
Le promesse che la separazione era solo temporanea cominciavano a non soddisfare più Freccia che si rese conto presto che il suo amico padrone, oltre ad essere avido, era anche un meschino bugiardo.
La sua famiglia sarebbe rimasta spezzata per sempre. Non avrebbe mai più riabbracciato sua moglie e i suoi figli ma li avrebbe solo visti sfrecciare tristemente in senso opposto e nulla più.
La sua favola sarebbe rimasta ancora senza un “vissero felici e contenti” almeno fino a quando il vile, traditore, avido, meschino, bugiardo, incompetente, incapace del suo padrone aguzzino, avrebbe smesso di essere il vile, traditore, avido, meschino, bugiardo, incompetente, incapace suo padrone.
