Il giorno della vergogna
Certo che la fantasia dei dirigenti delle nostre ferrovie è davvero fervida e quando hanno pensato bene di mettere a disposizione un convoglio per il "Giorno della Memoria", forse di memoria non ne hanno avuta poi tanta e hanno dimenticato quanto sono penose le nostre ferrovie.
Vero è che l'acutezza di Moretti è rinomata e mi sorge il dubbio che sia stato fatto volutamente. Se ricorre il giorno della memoria, è bene che chi non ne ha, sia messo in condizione di ricordare comunque qualcosa.
Per alcuni, sopravvisuti al campo di sterminio, ancora in vita e presenti sul maledetto treno, la memoria sarà tornata davvero e questo è un vanto per cui le ferrovie italiane non saranno certo invidiate.
Il treno è stato messo a disposizione da Trenitalia per una delegazione francese. Già "i Francesi che s'incazzano, e le palle ancora gli girano" dai tempi di Bartali, figuriamoci adesso, mandarli ad Auschwitz, nel giorno della memoria, in un treno senza riscaldamento.
E già... già prima di partire, come accade sempre del resto, il treno mostrava problemi al sistema di riscaldamento, e come accade sempre, il treno parte comunque. Non fa nulla se diretto ad Auschwitz o a Milano, Roma o Napoli, il treno parte. Inoltre, visto che è un treno "in beneficenza", nessuno può chiedere rimborsi. E poi, sti francesi, non ci potevano andare con un treno loro?
Ma il capotreno fischia... "in carrozzaaaaa"... il treno parte e subito salta la prima carrozza.
"Tutti nell'altra carrozza per favore, qui non funziona il riscaldamento". I deportati, senza battere ciglio ovviamente si spostano nella carrozza di riserva in coda al treno ubbidendo agli uomini in divisa.
Ma il treno è nato sfigato! Salta il riscaldamento anche nella carrozza di riserva. Il colonnello Hainz Frizer ordina un nuovo spostamento dei deportati che vengono ritrasferiti nella carrozza di prima in quanto, anche se senza riscaldamento, è meno refrigerata di quella di riserva.
Insomma, marcia e gelo anche in treno.
Beh però un po' sprovveduti lo sono sti deportati: Moretti è più di un mese che giustamente va blaterando di portarsi maglioni e panini. Lo dice per i treni che restano in Italia figuriamoci per treni diretti ad Auschwitz. La canzone lo dice: "ad Auschwitz c'era la neve" e sicuramente c'è ancora, per cui non si può pensare di arrivarci in treno, con un treno italiano, senza perire il freddo.
Cosa penseranno adesso i francesi? Saranno sempre contenti di collegare la loro Lione con la nostra Torino?
Una cosa è certa: chi non aveva memoria, adesso ce l'ha. Adesso ha una cosa in più da ricordare. Adesso ad Auschwitz con un treno italiano non ci andrà più.
"Ad Auschwitz tante persone ma un solo grande silenzio!"
L'agenzia |