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Ma più si va avanti e più si perde il senso della misura, della decenza e purtroppo, dell’intelligenza.
C’è chi la usa per buoni propositi, chi la usa per fini meno decorosi e chi non la usa affatto. Ed è un vero peccato per questi ultimi perché stando a ciò che i libri ci insegnano, proprio l’intelligenza sembra essere quel piccolissimo particolare che ci distingue dalle bestie, insegnamento che spesso cozza contro l’evidenza purtroppo.
L’attributo che ci permettere di scindere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il cattivo dal buono. Ci permette di essere buoni o cattivi a nostra scelta. Non è detto che il cattivo non sia intelligente anzi, spesso, nella cattiveria si insidia la più acuta intelligenza.
Per far male al prossimo o si è brutalmente dementi o si è squisitamente intelligenti.
A volte tuttavia, assistiamo a delle manifestazioni apparentemente prive di qualsiasi fondamento derivante dall’utilizzo del cervello. Cose che ci lasciano sbalorditi. Senza parole. Esterrefatti. O semplicemente fatti!
Chi è abituato ad utilizzarlo, il cervello, per provare a darsi quasi sempre una spiegazione razionale di tutto, rischia di rimanere intrappolato in questo ravello senza trovare via d’uscita. La via d’uscita potrebbe essere la più semplice e cioè, l’alienazione dell’intelligenza ma è difficile da somatizzare per una persona razionale. Intanto il ravello continua e alimenta il flagello.
Uno di questi casi, che da ieri sta frantumando gli ultimi neuroni rimasti superstiti nel mio cervello da quando sono un pendolare di Trenitalia, è l’indegno spettacolo a cui hanno assistito tutti gli Italiani che ieri hanno viaggiato in Eurostar.
Difficile concepire cotanta demenza, ma semplice attribuirne la paternità per un elementare discorso di responsabilità derivante dalla carica istituzionale che ricopre. E a chi chiederne conto se non al responsabile “supremo” delle ferrovie Mauro Moretti?
Ieri ricorreva il centenario della festa della donna e Trenitalia ha voluto omaggiare le donne con un piccolo pensiero simbolico.
A bordo dei treni Frecciarossa, è stato distribuito un piccolo cioccolatino di colore giallo, a ricordare la mimosa, simbolo floreale della ricorrenza.
Gesto gentile potrebbe dire qualcuno, e sicuramente l’avrà pensato l’artefice di tale iniziativa senza immaginare che la pensata avrebbe mandato in fumo 100 anni di storia femminile, 100 anni di storia sgretolati e macinati tra nocciole e cacao.
La donna ha impiegato 100 anni per acquisire la parità di diritti con l’altro sesso, semmai si può parlare ancora di due sessi, e Trenitalia ha sciolto in un cioccolatino tutti questi sforzi, ristabilendo una disparità ancora più aberrante di quella sessuale: quella di classe!
I cioccolatini sono stati distribuiti alle sole donne accomodate in prima classe. Quelle col rossetto Lancome (mi vengano in supporto le esperte del settore per rossetti più pregiati). Donne da Chanel numero 5. Donne Versace e Valentino. Donne da piedi da 2000 euro.
Uno cioccolatino a tutte le donne di prima classe e un calcio in culo a quelle di seconda classe e alle donne frequentatrici di treni di terza classe.
Come se il resto del mondo femminile non fosse indispensabile per dare il senso della gratitudine dell’esistenza delle donne, come se le donne da omaggiare fossero solo le madonne di corte e non le sguattere di cucina. Come se al mondo esistessero donne più donne di altre. O le altre solo femmine di una specie animale da non rispettare. Come per esempio le marionette col vassoio in mano, a distribuire cioccolatini ad altre donne di prima classe. Veline ferroviarie, di bella presenza a gratificare le signore che hanno avuto la possibilità di distinguersi dalle sfigate di seconda classe. Serve di clienti d’elite col sorrisino ipocrita di chi ti offre il cioccolatino e sotto i baffetti cerettati ti augura che ti vada di traverso per maledire quel lavoro straordinario che gli è toccato proprio il giorno dell’otto marzo.
Riconoscendo in Moretti il responsabile, se non materiale, almeno istituzionale di questa ennesima onta trenitaliana, non posso che pensare al colore della materia celebrale del soggetto, a questo punto più simile al marrone della cioccolata (che cioccolata non è) che alla cosiddetta materia grigia racchiusa nello scatolone cranico che anche a guardarlo sembra abbastanza capiente.
Trenitalia continua a schiaffeggiare la propria clientela che tuttavia sembra godere delle torture morettiane. Chi per esempio ha pagato 131 euro per un biglietto di prima classe per andare in 4 ore e mezza da Napoli a Milano, invece di scegliere un volo a 90 euro circa, per un’ora e mezza di cielo, avrà pagato di più, ma almeno ieri, 8 marzo, festa della donna, i 40 euro e le tre ore di differenza, saranno almeno stati spesi bene: Trenitalia ha regalato loro il cioccolatino, anzi, la cioccolatina della vergogna!
Se questa è la disparità di trattamento tra le donne di prima e seconda classe, non oso immaginare quale possa essere in futuro la sorte delle donne che viaggeranno in quarta classe.
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